26 giugno 2010


aggiornamento del 5 marzo 2012
La Corte di Appello di Genova ha confermato, oggi, al termine di una lunga udienza, la condanna a 6 anni e 20 giorni di reclusione (e a un anno di libertà vigilata, finalizzata a una cura in un istituto terapeutico) inflitta, in primo grado, a Federica Bellone, 27 anni, condannata, il 16 giugno scorso, a 6 anni e 20 giorni di reclusione al processo sul fallito tentato matricidio di Bordighera.
Il 23 giugno del 2010, la giovane chiese all'amica ed amante, Chiara Cortese Pellin, di 29 anni, di uccidere la madre, Paola Berselli, di 57 anni, di Bordighera.
Il pubblico ministero Marco Zocco aveva chiesto una condanna a 8 anni di carcere e a tre di liberta' vigilata. La Corte ha, dunque, rigettato il ricorso sia della difesa dell'imputata, sostenuta dall'avvocato Alessandro Moroni sia del procuratore generale che aveva chiesto una condanna a dieci anni.
L'amante di Federica, Chiara, l'esecutrice materiale del tentato omicidio, aveva gia' patteggiato una pena a 1 anno e 10 mesi. Per lei, in linea con il pm, il giudice tenne conto della desistenza; mentre a carico della figlia rimase l'imputazione di tentato omicidio, in quanto mandante del delitto, che falli' non per una sua precisa volonta', ma soltanto perche' l'amante, desistette all'ultimo istante.
Federica Bellone rimane agli arresti domiciliari.

aggiornamento del 12 agosto 2011
«L’avere progettato più volte l’omicidio della madre è il segno di una personalità particolarmente malvagia e di spiccate capacità delinquenziali e pericolosità sociale. Il vizio parziale di mente dell’imputata, dimostratasi persona insensibile ai valori della famiglia e senza scrupoli, non può in modo significativo attenuare la gravità di avere pianificato l’omicidio di un genitore, con premeditazione e forte volontà».
Sono queste le motivazioni che hanno determinato, il 16 giugno scorso, la condanna a 6 anni e 20 giorni di reclusione, oltre ad un anno di libertà vigilata con l’obbligo di sottoporsi a terapia psicologica in una comunità protetta, per Federica Bellone, 27 anni, ritenuta colpevole del tentato omicidio della madre Paola Berselli, 53 anni, in concorso con la sua amante Chiara Cortese Pellin, 29 anni. Era stata quest’ultima ad avere cercato di uccidere la madre dell’amica-fidanzata, il 23 giugno 2010, prima colpendola con un batticarne sulla testa, poi sferrandole due coltellate. La Cortese Pellin, all’ultimo momento, non se la sentì di portare a termine la “missione”, e infatti i suoi colpi non furono sufficienti né a rendere inoffensiva la vittima, né a ucciderla; processata a febbraio, le venne riconosciuta la desistenza, e patteggiò una condanna a 1 anno e 10 mesi.
Ben diversa, sia per le motivazioni che per l’entità della pena inflitta, la sentenza nei confronti di Federica Bellone è stata emessa dal giudice per le udienze preliminari Eduardo Bracco, che nella sua decisione ha ritenuto equivalenti le aggravanti (premeditazione e l’aver commesso il reato nei confronti della madre) alle attenuanti generiche (l’incensuratezza) e alla riconosciuta parziale incapacità di intendere e volere della giovane, con la diminuzione di un terzo della pena prevista dal processo con rito abbreviato.
Sulla sentenza ha pesato il fatto che il tentativo di uccidere Paola Berselli fosse «in stato estremamente avanzato». Scrive infatti il giudice: «Si andò molto vicini alla morte della Berselli, in quanto la Cortese Pellin l’aggredì alle spalle e, solo in quel momento, nel colpirla con delle coltellate, non affondò i colpi, essendo sopraggiunto un provvidenziale blocco psicologico nella fase esecutiva del delitto». Ma, alla morte della donna, «mancò un nulla». E se non si verificò non fu per volontà di Federica. «La Bellone - prosegue il Gup - si è dimostrata in grado di organizzare il delitto, di progettare le azioni successive e di prepararsi una via di fuga. Non si trattò di un’azione d’impeto, ma ben programmata, tanto che la ragazza in quattro distinte occasioni manifestò la sua volontà di compiere l’omicidio». Il riferimento è al fatto di avere cercato di assoldare due killer, e di avere messo 110 gocce di sonnifero nel bicchiere di vino della madre, per farla addormentare e poi ucciderla aprendo il gas.
Anche il movente rappresenta un aspetto di cui è stato tenuto conto durante il processo. Federica Bellone ha desiderato la morte della madre per non doverle confessare di non avere sostenuto che pochi esami universitari, dopo averle fatto invece credere di essere in procinto di laurearsi, tanto che la donna aveva già organizzato la festa di laurea per la figlia. Voleva essere libera, Federica. Ma ora è in carcere.

aggiornamento del 16 giugno 2011
(ANSA) E' stata condannata a 6 anni e 20 giorni di reclusione e a un anno di liberta' vigilata, finalizzata a una cura in un istituto terapeutico Federica Bellone, di 27 anni, la giovane che il 23 giugno 2010 organizzo' con l'amica ed amante, Chiara Cortese Pellin, 29 anni, l'omicidio della propria madre, Paola Berselli, di 57 anni, di Bordighera. La donna si salvo' perche' i colpi che le furono inferti non erano molto violenti e per la propria reazione, che mise in fuga la Pellin. Il gup Eduardo Bracco del tribunale di Sanremo l'ha processata con il rito abbreviato. Il pm Marco Zocco aveva chiesto una condanna a 8 anni di carcere e tre di liberta' vigilata
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aggiornamento del 10 febbraio 2011
Si e' chiusa, stamani, davanti al gup Eduardo Bracco, di Sanremo, con un patteggiamento a 1 anno e 10 mesi di reclusione, pena sospesa e la disposizione di un giudizio abbreviato, l'udienza preliminare sul tentato matricidio, di Bordighera, consumatosi lo scorso 23 giugno, quando Chiara Cortese Pellin, 28 anni, tento' di accoltellare e uccidere Paola Berselli, di 56 anni, per conto della figlia di lei e sua amante, Federica Bellone, di 26 anni.
Per Chiara, che e' stata scarcerata dopo il patteggiamento, il giudice ha tenuto conto della desistenza; mentre a carico della figlia rimane l'imputazione di tentato omicidio, in quanto mandante del delitto, che falli' non per una sua precisa volonta', ma soltanto perche' l'amica, desistette all'ultimo istante. A carico di Federica, quindi, il giudice ha confermato la misura degli arresti domiciliari, disponendo una perizia psichiatrica, dopo aver acquisito quella della difesa (sostenuta dall'avvocato Alessandro Moroni), che evidenziava un vizio parziale di mente a carico dell'imputata.
L'incarico sara' conferito il prossimo primo marzo al dottor Giovanni Stracquadaneo di Imperia. La desistenza di Chiara emergerebbe anche dalle due coltellate inferte alla donna, entrambe con una certa riluttanza, provocando lesioni leggere; così come il colpo da dietro con un batticarne, venne inferto in modo non violento. Il gup, dunque, ha tenuto conto della desistenza (applicando l'articolo 56 del codice penale), malgrado Chiara confesso' il tentato omicidio, circa tre ore dopo l'arresto dei carabinieri, in sede di interrogatorio.
Gli atti preparatori all'assassinio, finalizzati all'organizzazione e alla successiva fuga, vengono, invece, contestati soltanto alla figlia. Gia' una perizia, elaborata nel settembre del 2010, dal medico legale Maurizio Piombo, sottolineava l’idoneita' dei mezzi, in possesso di Chiara, a compiere il delitto, ma l’inidoneita' degli atti. Di parere diverso, naturalmente, il pm Marco Zocco, che ha sempre sostenuto l'intenzione di uccidere.
La ricostruzione. Chiara riusci' a entrare in casa della madre con un escamotage e con la scusa di un bicchiere d'acqua cerco' di aggredirla alle spalle con un batticarne, ma lei se ne accorse e schivo' il colpo. Tento', quindi, di aggredirla con un coltello ma lei riusci' nuovamente a schivare il colpo, riportando alle fine lievi ferite. Federica rimane agli arresti domiciliari, in casa del padre a Sanremo.

aggiornamento del 17 dicembre 2010
Il pubblico ministero Marco Zocco, di Sanremo, ha presentato due richieste di rinvio a giudizio, nell'inchiesta sul tentato matricidio, di Bordighera, consumatosi lo scorso 23 giugno, quando Chiara Cortese Pellin, 28 anni, tento' di accoltellare e uccidere Paola Berselli, di 56 anni, per conto della figlia di lei e sua amante, Federica Bellone, di 26 anni. Entrambe devono rispondere di tentato omicidio ed ora si attende la data di fissazione dell'udienza preliminare.
A settembre era stata elaborata una perizia da parte del medico legale Maurizio Piombo, con la quale si sottolineava l’idoneita' dei mezzi, in possesso di Chiara, a compiere il delitto, ma l’inidoneita' degli atti. Di parere diverso, naturalmente, il pm Marco Zocco, che all'udienza evidenzio' l'intenzione di uccidere.
Chiara riusci' a entrare in casa della madre con un escamotage e con la scusa di un bicchiere d'acqua cerco' di aggredirla alle spalle con un batticarne, ma lei se ne accorse e schivo' il colpo. Tento', quindi, di aggredirla con un coltello ma lei riusci' nuovamente a schivare il colpo, riportando alle fine lievi ferite, nessuna delle quali sarebbe stata inferta - a detta del medico legale - con l’incisivita' tipica di un gesto determinato e volontario.
Le due ragazze rimangono agli arresti domiciliari: Federica a Sanremo nella casa del padre, Chiara in casa di una sorella in Piemonte. Le rispettive difese sono, ora, orientate ad ottenere una derubricazione dell’accusa di tentato omicidio. Sul movente c'e' chi afferma che Federica volesse far uccidere la madre per nasconderle i suoi insuccessi universitari – la mamma era gia' pronta a festeggiare una laurea che non aveva mai conseguito – e chi, che le due amanti volessero in quella maniera entrare in possesso dell'eredita' per pagarsi il mutuo di una casa.
fonte

aggiornamento del 28 giugno 2010
Chiara e Federica, le prime "amanti diaboliche" al femminile. Unite per la vita e per la morte, quella della mamma di Federica, troppo ossessiva nel pretendere la laurea della figlia. E soprattutto con un bel patrimonio da lasciare in eredità. Inizia così la ricerca del killer, sullo sfondo di una Milano notturna, tra locali omosessuali, stranieri, personaggi "borderline". Fino all’individuazione di due gay pakistani, ora attivamente ricercati, che poi però si tirano indietro e iniziano a ricattare Federica. Costringendo Chiara a intervenire direttamente. E maldestramente. La ragazza è entrata l’altra mattina in azione, armata di batticarne e coltello, aggredendo la donna nella sua abitazione. La vittima ha reagito e messo in fuga l’aspirante assassina che, arrestata, ha confessato tutto e tirato in ballo l’amica.
Federica Bellone, 26 anni, è cresciuta a Bordighera, dove mamma Paola Berselli, 56 anni, si era trasferita da Milano per curare i propri affari. All’inizio un albergo, poi alcune proprietà immobiliari. Dopo il liceo, la figlia si trasferisce a Imperia per frequentare giurisprudenza. Ma con scarso impegno. Inventa esami mai fatti e infine la laurea. Un evento che mamma Paola decide di festeggiare invitando amici e parenti.
Infilando in un angolo la figlia che a sua volta mette sotto pressione l’amica Chiara Cortese Pellin, 29 anni, nativa di Cuneo, dove vivono tuttora genitori e sorella. Qualche anno fa decide di lasciare la provincia piccola e pettegola per rifugiarsi nell’anonimato della grande città. Fa base in un condominio di Gallarate, in provincia di Varese, dove si mantiene facendo la baby sitter e assistendo anziani, si impegna come volontaria nella Croce Rossa e frequenta con assiduità Milano. Ben presto Federica si trasferisce da lei anche se nei fine settimana entrambe sono a Bordighera da mamma Paola. E intanto preparano il loro piano diabolico che comincia a prendere forma quando incontrano i due pakistani. La comunità gay milanese ha come ritrovi una ventina di bar, altrettanti locali più una decina di club privati. Qualcuno riservato solo a donne o uomini, la maggior parte come il Rhabar sui Navigli, il Borgo del Tempo Perso al Corvetto, o il Black Hole di corso XXII Marzo, con clientela mista, gay e lesbo. Una notte dopo l’altra passata setacciando discoteche e locali equivoci, fino all’incontro con l’assassino ideale: straniero e con gran bisogno di soldi. È un pakistano che subito coinvolge anche il fidanzato, salvo poi tirarsi indietro e iniziare a ricattare la ragazza: "Trentamila euro o spifferiamo tutto alla polizia". A questo punto la necessità di uccidere mamma Paola diventa impellente, e Chiara decide che non può lasciare sola l’amica: "Ci penso io". L’epilogo è farsesco. Chiara fallisce l’agguato, viene arrestata, confessa tutto, coinvolgendo Federica e i due pakistani. Tirati così pesantemente in ballo dovranno rispondere a parecchie domande degli investigatori da un paio di giorni sulle loro tracce.

http://www.ilgiornale.it/milano/il_tentato_omicidio_bordighera_federica_cerco_killer_locali_gay/bordighera-madre_e_figlia-tentato_omicidio-locali_gay_milano-killer/28-06-2010/articolo-id=456818-page=0-comments=1

26 giugno 2010 - Arrestata a Bordighera una volontaria della Cri, 29 anni di Milano. Ha aggredito la donna armata di coltello da macellaio e batticarne. La reazione della vittima l'ha fatta fuggire ma i carabinieri l'hanno raggiunta poco più tardi. Femata la figlia della vittima, mandante dell'aggressione.
Voleva uccidere la madre dell'amica per dividere con lei l'eredità. Da casa si era portata un paio di guanti di lattice per evitare di lasciare impronte, un coltello da macellaio e un batticarne. Chiara Cortese Pellin, 29 anni, milanese, volontaria della Croce Rossa, incensurata e di buona famiglia, è stata arrestata insieme alla figlia della vittima, accusata di essere la mandante dell'aggressione.
Non è stato difficile farsi aprire la porta della casa di Paola Berselli, 56 anni, a Bordighera, nell'estrema riviera ligure di Levante: le due donne si conoscevano da tempo. Hanno scambiato qualche parola insieme, bevuto un bicchiere d'acqua. Poi Chiara ha chiesto di andare in bagno: era per indossare i guanti e impugnare il coltello e il batticarne che aveva nascosto in borsa.
E si è scagliata contro la sua vittima seduta in cucina. Dopo la smarrimento e la sorpresa, il terrore e la reazione. La lotta tra le due donne è violenta, la vittima però prevale perché più alta e robusta. Afferra la ragazza per i capelli: Chiara si libera e scappa via. Nonostante perda sangue dalla testa la signora chiama i carabinieri, allerta il 118.
La caccia termina in poco tempo: Chiara Cortese Pellin viene individuata poco dopo e accompagnata in ospedale. In tarda serata, i militari fermano anche la figlia della vittima, amica della donna arrestata, per complicità nel tentato omicidio.
Il movente sarebbe in parte economico e in parte legato a dissaporti tra madre e figlia legati ai risultati degli ultimi esami universitari.
Secondo quanto trapelato, quello di Bordighera sarebbe stato solo l'ultimo di altri due tentativi di uccidere la madre da parte della figlia. I due precedenti, a quanto sembra, sarebbero falliti perchè le persone incaricate si sarebbero tirate indietro all'ultimo momento.
link alla notizia:
genova.repubblica.it/cronaca/2010/06/26/news/bordighera-5172311/?ref=HREC1-12


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