18 settembre 2010

Ha tentato di suicidarsi insieme ai bambini di 2 e 9 anni ma si è salvata. Poi ha chiamato i carabinieri

23 aprile 2010 - Una donna ha tentato di uccidersi insieme ai figli gettandosi in mare, lei si è salvata mentre i due bambini di 2 e 9 anni sono morti. È una tragedia senza fine quella avvenuta sulla spiaggia di Gela, in provincia di Caltanissetta.
Vanessa Lo Porto, 30 anni, si è recentemente separata dal marito. Dopo l'omicidio e tentato suicidio, nella zona balneare di Manfria, ha chiamato i carabinieri dicendo di aver ucciso i propri figli. Quindi è stata portata in ospedale e lì le sono stati somministrati dei sedativi. La donna è giunta sul posto (a sei chilometri dall'abitato, in direzione di Licata) con una Nissan Micra, che è stata ritrovata vicino alla spiaggia. Difficili le operazioni di recupero dei due corpi a causa del mare mosso: quello del bambino di 9 anni è stato trovato dai carabinieri e sono in corso le ricerche dell'altro. I due piccoli portavano il cognome del padre, D'Augusta. Secondo quanto riporta l'agenzia Agi il bambino più grande soffriva di autismo.
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Cartello agghiacciante, al limite dell'apologia d'infanticidio

27 aprile 2010 - Una composizione di rose bianche a forma di cuore con la scritta «mamma» e un piccolo pupazzo di Winnie the Pooh. Sono gli ultimi «regali» ai suoi bambini di Vanessa Lo Porto, la casalinga di 31 anni che venerdì scorso ha annegato i due figli Andrea Pio e Giuseppe Rosario, di due e nove anni, perché affetti da autismo.
Le rose e il pupazzo erano tra le due bare bianche all'interno della chiesa di San Rocco a Gela, affollata da tantissime persone, dove stamani si sono svolti i funerali. All'esterno della parrocchia una grande cartellone con tanti palloncini bianchi, fatto preparare dai familiari della donna: raffigura le foto dei due bimbi e la scritta «La nostra mamma ci ha riservato un futuro migliore».
Alla cerimonia erano presenti i genitori e i fratelli di Vanessa Lo Porto e il marito Marco D'Augusta, 38 anni, che da sei mesi era separato dalla moglie. Le due famiglie, che siedono su file opposte, si sono divise anche sulla scelta della chiesa dove celebrare le esequie. Assente invece la mamma dei due bimbi che da ieri è agli arresti domiciliari in una clinica di riabilitazione neuro-motoria di Troina (Enna).
«Siamo qui non per dare giudizi, né per condannare», ha detto nella sua omelia Don Enzo Romano, il parroco della chiesa di San Rocco. Il sacerdote li ha definiti «due piccoli martiri» ma ha ammonito: «non sappiamo quale dramma ha potuto vivere la madre in quel momento. Solo Dio sa quello che ha provato nel cuore e nella mente, un inferno che le ha fatto perdere la ragione». Il parroco ha anche sottolineato che «sono state dette tante stupidaggini: questo è il momento di stare in silenzio e capire». All'inizio della cerimonia la sorella di Vanessa Lo Porto, Lorena, è svenuta per la tensione ma si è ripresa quasi subito e ha continuato ad assistere al rito. Nei primi banchi, accanto alle due bare bianche, sono presenti anche la preside e gli insegnanti della scuola elementare «Quasimodo» che era frequentata da Giuseppe Rosario.
Nessuna riconciliazione tra le famiglie. Nessuna riconciliazione, nemmeno di fronte all'appello dal parroco che ha invitato a «scambiarsi un segno di pace», tra le due famiglie. I genitori e le sorelle e il fratello di Vanessa sono rimasti fermi sui loro banchi, così come il marito della donna, Marco D'Augusta, che si trova sulla fila opposta insieme ai sui familiari.
La zia: in paradiso potrete giocare. «Siamo felici perché finalmente potrete giocare con altri bambini, lassù in Paradiso». Lo ha detto Morena Lo Porto. La sorella di Vanessa Lo Porto, che all'inizio della cerimonia era anche svenuta, è salita sul pulpito per l'ultimo saluto ai nipotini: «adesso potrete fidanzarvi e non avrete mai la possibilità di una delusione amorosa», ha aggiunto con un implicito riferimento alla separazione tra i genitori dei due bimbi. E rivolgendosi ad Andrea Pio, il più piccolo dei due fratellini, ha concluso: «ti volevo dare il mio amore, il calore, ma è stato tutto inutile».
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4 settembre 2010 - Incapace di intendere e di volere. La perizia della procura di Gela conferma che le condizioni psicologiche di Vanessa Lo Porto, la donna che ad aprile ha annegato i due figli di 9 e 2 anni, erano labili. Nei giorni scorsi i consulenti incaricati dal sostituto Monia Di Marco hanno consegnato la perizia effettuata sulla donna. Psicologi e psichiatri, nominati anche dalla difesa della donna e dall’ex marito di quest’ultima, hanno confermato lo stato mentale di Vanessa Lo Porto.
Quando la mattina del 23 aprile scorso fece annegare nel mare di Manfria, a circa 8 chilometri dal centro abitato di Gela, i figli Giuseppe e Andrea Pio, la giovane madre era affetta da stato ansioso e depressivo. Non ha ucciso dunque con premeditazione i suoi bambini, affetti da autismo.
I consulenti sono stati incaricati dalla Procura di Gela lo scorso 8 maggio. L’obiettivo è quello di verificare l’imputabilità dell’imputata, che si trova agli arresti domiciliari in una struttura del Trentino con l’accusa di duplice omicidio aggravato.
I periti hanno stabilito che Vanessa Lo Porto non era in se quando ha ucciso i suoi bambini. Prima di chiudere il cerchio la procura vuole però completare la fase d’indagine preliminare con un incidente probatorio. Lo ha già chiesto al Gip, mentre il legale della donna chiederà, proprio sulla base della perizia, la scarcerazione della sua assistita.
Se anche dall’incidente probatorio emergerà la non imputabilità di Vanessa Lo Porto, l’inchiesta giudiziaria potrebbe essere archiviata senza alcun processo. La tragedia di Gela sconvolse la collettività e le immagini dei due bambini fecero il giro dei media nazionali.
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18 settembre 2010 - Vanessa Lo Porto, l’infanticida che ad aprile ha annegato i due figli autistici, è una donna libera. Lo ha deciso il Gip del tribunale di Gela, Veronica Vaccaro, con il parere favorevole della procura. La giovane madre avrà soltanto l’obbligo di divieto di dimora a Gela, la città dove vivono genitori e sorelle, oltre che il marito dalla quale si stava separando. La richiesta di scarcerazione era stata formulata dai legali Flavio Sinatra e Raffaella Nastasi. Vanessa Lo Porto si trovava agli arresti domiciliari presso una struttura specializzata di recupero nel trentino, dove da mesi sta seguendo un percorso terapeutico di tipo psicologico. Malgrado abbia la possibilità adesso di recarsi in qualsiasi città, in totale stato di libertà, sia la giovane madre che i familiari, hanno deciso di continuare la terapia nel centro in provincia di Trento. Continuerà a curarsi.
Secondo il Gip sono venute meno le esigenze cautelari. Il magistrato ha valutato con grande attenzione la perizie di parte, sia quelle disposte dalla Procura che quelle prodotta dalla difesa, depositate il 3 settembre scorso. Psicologi, psichiatri, nominati anche dalla difesa della donna e dall'ex marito, hanno confermato lo stato mentale di Vanessa Lo Porto. «Incapace di intendere e di volere». È stato questo il responso che ha fatto pendere dalla parte della donna la perizia, che ha ucciso i due figli di 9 e 2 anni, Giuseppe e Andrea Pio, annegandoli nel mare di Manfria.
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